Il melograno di Tamara                              

Il melograno di tamara

Aneddoti e curiosità  su di una pianta particolare, molto comune nei nostri giardini, i cui frutti hanno sempre esercitato un fascino, quasi magico, con i suoi 613 semi rossi come il sangue, dai molti benefici  e significati, come ci racconta Tamara Morelli.

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Non c’è giardino qui da noi che non abbia una pianta di melograno. Bello a vedersi, cresce senza troppe cure e dona un tocco di regalità e allegria alla casa che lo accoglie, grazie al suo colore vivace che spicca dal fogliame. Anch’io ho un melograno rigoglioso, ha così tante melagrane che non ce la fa più a sorreggerle tutte. Siamo alla fine di settembre,ma  il sole insistente di questa calda estate le ha fatte crescere e maturare prima del tempo. Il melograno, originario dell’Iran e del Medio Oriente, fu importato dai Fenici  in Grecia,  Sicilia, sulle coste occidentali del Mediterraneo e a Roma. Era noto con il nome di punica granatum, cioè mela dei Fenici. Gli Arabi lo portarono in Spagna e diedero il nome Granada al capoluogo dell’Andalusia. Ritenuto sacro dagli antichi,  era simbolo di fertilità e abbondanza. Presso i Romani, le giovani spose usavano cingersi il capo con un ramo di melograno e in Turchia, ancora oggi, prima di fare il loro ingresso nella nuova casa gettano una melagrana per terra. Dallo squarcio della corazza di copertura escono i semi, da cui si può dedurre i figli che nasceranno. La melagrana, proprio per la sua dolcezza, compare nel’antico mito del ciclo delle stagioni. Persefone, Proserpina dei Romani,rapita da Ade,dio degli Inferi, per la sua bellezza, fu  costretta a dimorare sei mesi nell’oltretomba proprio per aver accettato sei chicchi di melagrana. Gli altri sei mesi invece  saliva sulla terra e stava con sua madre Demetra, dea protettrice dei campi e della natura, che, felice di avere la figlia con sé,  faceva ritornare la terra a fiorire e a dare nutrimento agli uomini. Ritroviamo il melograno anche nei libri sacri del Corano e della Bibbia. In quest’ultima, è annoverato fra i sette frutti della terra promessa; le melagrane sono presenti nelle decorazioni sui capitelli delle colonne del Tempio di re Salomone. Nel Cantico dei Cantici, diviene simbolo dell’amore fedele e fecondo. Vi si può leggere: “ Persino nel giardino, luogo dell’amore, fioriscono melograni. Lo sposo, che cerca la sposa, va a vedere se nel giardino sono sorti germogli”. In questo verso, il melograno è simbolo dell’amore intenso tra due persone e della vita che ne scaturisce come un fiore. Un bel segno dell’importanza simbolica che ha sempre esercitato, lo ritroviamo anche nell’arte e nella letteratura. Un esempio è la Madonna Dreyfus”, tavoletta raffigurante la Vergine che porge una melagrana al Bambino Gesù. La pittura, che adesso si trova a Washington, fu menzionata come opera di Leonardo da Vinci nel 1864, senza fare un accenno  alla melagrana. Solo nel 1930, dopo il restauro, questo elemento venne evidenziato, tuttavia negli ultimi tempi molti studiosi  attribuiscono la paternità ad altri pittori, in particolare a Lorenzo di Credi, allievo del Verrocchio. Famosa “La Madonna della melagrana”di Sandro Botticelli, custodita alla Galleria degli Uffizi, del 1487.  Maria e il Bambino tengono in mano il frutto della melagrana, simbolo di fecondità, abbondanza e unità della chiesa. I grani rossi prefigurano il sacrificio di Gesù, per salvare l’umanità. Strette sono le affinità con “la Madonna del Magnificat” di pochi anni prima. Maria, circondata da cinque angeli, sta scrivendo le parole del Vangelo di Luca: “L’anima mia magnifica il Signore”, verso iniziale del cantico con cui  lo ringrazia per averla scelta come madre di Cristo. Due angeli tengono il libro e il calamaio dove essa  intinge la penna. Il Bambino guida il braccio della Madonna e con l’ altra mano tiene una melagrana da cui spiccano i chicchi rossi, simbolo della Passione.  

Insomma, si tratta di una pianta particolare, i cui frutti hanno sempre esercitato un fascino quasi magico con i suoi 613 semi rossi come il sangue, dai molti benefici  e significati. Anche scrittori e poeti si sono ispirati a lei,  come Giosuè Carducci  con “Pianto antico”, dedicata al figlio morto precocemente, che non può più tendere “la pargoletta mano” al verde melograno dai bei vermigli fiori. Federico Garcia Lorca  tesse  la lode  alla melagrana, metafora della vita e della bellezza, paragonata alla dea dell’amore. Assomiglia a “ fiamma sopra l’albero/sorella carnale di Venere/ riso dell’orto ventoso/. Ti circondano le farfalle/credendoti un sole fermo/e per paura di bruciarsi/ti sfuggono i vermi/… sei la luce della vita/ femmina dei frutti…/ Potessi essere come sei tu, frutto/passione sulla campagna!”.

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