La natività della Vergine (8 settembre), la rificolona e i pirulini

Seppure, a Vinci, la festa abbia un’antichissima origine da qualche anno è stata dimenticata. Chissà che non si riesca a riportarla in auge? Intanto ci affidiamo a un vecchio detto contadino di questo periodo diventato, con la perdita della memoria e di antichi usi, un indovinello: Alla Madonna di marzo si scopano e alla Madonna di settembre si trovano. Al termine dell’articolo troverai la soluzione!

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L’otto settembre è un giorno dedicato alla Madonna, di cui si ricorda la Natività. L’origine della festa, a Vinci, è legata al calendario dell’antica Podesteria, il cui segno tangibile rimane nel bellissimo quadro della Natività di Maria, datato 1562, conservato nella chiesa propositura vinciana. A tale proposito lo storico Renzo Cianchi annota in un suo articolo del 1979 che“il benefizio della Cappella o Altare della Natività di M.V. – i cui obblighi sono tuttora vigenti ed hanno preciso riferimento alla festività ricorrente l’8 settembre – è di origine antichissima. Se ne hanno notizie dal 1432 (forse l’anno stesso della fondazione) in atti del notaio Ser Giovanni di Ciuccio da Empoli, nell’Archivio di Stato di Firenze. In un contratto, poi del 1570 del notaio Mascherino Mascherini da Montecatini in Val di Nievole, esistente nell’archivio vescovile di Pistoia si attesta che i capitani e Consiglieri del Comune di Vinci  ne sono qualificati per patroni ab immemorabili”.

L’aspetto popolare della festa è legato alle “rificolone”, protagoniste della notte tra il sette e l’otto settembre a Firenze, rese celebri dal famoso coro contenuto nell’operetta, l’Acqua Cheta (peraltro uno dei pezzi forti del repertorio della vecchia Filodrammatica Leonardo da Vinci). Sono comunque festeggiate in gran parte del contado fiorentino; in Valdelsa, per esempio, ancora oggi a Castelfiorentino; qualche anno fa a Vinci (l’ultima volta nel 2009, in quel di San Pantaleo).

La rificolona, di fatto un lampioncino di carta con la luce dentro, ad imitazione delle vecchie lanterne e lucerne dei contadini, è una tradizione toscana, con poco a vedere con la lanterna cinese! La festa è legata all’abitudine dei montanari di recarsi a salutare la Madonna presso il più vicino santuario prima di partire per il pascolo invernale, proprio in occasione della festa della Natività della Vergine. Tutto ciò spiega la diffusione della festa in diversi luoghi della Toscana.

A Firenze, chiaramente, fin dalla notte precedente i montanari e i contadini venivano in massa al santuario della SS. Annunziata. Da parsimoniosi “cervelli fini” sfruttavano l’occasione per vendere anche i loro prodotti, per lo più filati e funghi secchi. Quella sfilata di persone con le lanterne che camminavano per la città non poteva sfuggire all’ironia dei fiorentini. Da qui l’idea della rificolona, ad imitazione e rievocazione delle lanterne per fare il lume portate in cima ad una canna dai contadini in pellegrinaggio alla chiesa della Madonna. Per tale motivo, secondo alcuni studiosi, il termine rificolona deriva dal latino “fiera coloni” ovvero fiera del contadino; piuttosto che dalla derisione del “grande sedere” delle massaie contadine che invadevano la città ( le fieraculone).

Ma cosa c’entrano i “pirulini”?

C’entrano, c’entrano ! Come non poter sfuggire l’occasione di prendere di mira le rificolone con i pirulini di carta o di stucco sparati da cerbottane e cannucce di vario materiale: un gioco da ragazzi. Ed il ricordo inevitabilmente corre anche ai divertimenti di un tempo, agli scherzi tra compagni di scuola, alle invitanti capigliature delle belle bimbe che venivano prese di mira … altro che le rificolone !  

Dice un vecchio proverbio toscano, nei modi di un indovinello,  legato alle feste della Madonna ( 25 marzo e 8 settembre):

Alla Madonna di marzo si scopano (ovvero si spolverano) e alla Madonna di settembre si trovano. 

Il riferimento è proprio alle lucerne!

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