IMMAGINazioni per San Pantaleo è andata benissimo

IMMAGINazioni per San Pantaleo è andata benissimo

tempo di lettura: 1 minuto

Grande partecipazione all’incontro IMMAGINAzioni per San Pantaleo, che si è svoltola lo scorso 24 maggio nei locali concessi gentilmente dall’associazione Casa del Popolo di Vinci, con il presidente dell’Istituto Diocesano del Clero della Diocesi di San Miniato, Rosario Salvaggio, e i responsabili dei comitati parrocchiali e civici di San Pantaleo, che si sono succeduti nel tempo, fino all’ultimo “Noi per San Pantaleo 2020”.

L’oggetto della discussione è stato immaginare il futuro del borgo di San Pantaleo (da un millennio un borgo ecclesiastico con immobili e poderi) e dell’antica cappella di San Pantaleone Martire. Se ne parla ormai dal 2007, qualcuno giustamente annoterà, senza concreti sviluppi.

Con due bellissimi convegni, proprio nell’antica cappella di San Pantaleo, e la partecipazione di molti leonardisti, tre lustri fa, sono stati ripresi gli studi su Caterina, la madre di Leonardo, che in questa frazione ha vissuto come “donna dell’Accattabriga”, avendo altri figli subito dopo l’illegittimo avuto con Ser Piero da Vinci. In questi anni, gli studiosi hanno approfondito i rapporti tra San Pantaleo, i suoi rettori e molti dei personaggi della biografia leonardesca. Nel contempo, il luogo è diventato un crocevia di sentieri narranti, ormai internazionali; siamo partiti dalla Via di Caterina per accogliere la Via Romea Strata, la via Medicea, la via degli etruschi, soltanto per ricordare i principali.

San Pantaleo è diventato per antonomasia il paesaggio materno di Leonardo, anche per la presenza del torrente Vincio e dei vinchi (o vinci), i salici purpurei che secondo qualcuno hanno dato il nome alla città. Nel 2020, un comitato cittadino ha raccolto oltre duemila firme (in periodo Covid) per il sondaggio Fai e la promozione a Luogo del Cuore, in quell’edizione, tra i quattordici prescelti nella Regione Toscana. Tutto ciò non è servito a scongiurare il degrado di parte del borgo e della chiesa, soprattutto dopo il tragico downburst del 2014, e conseguentemente le polemiche dei cittadini, e di certa stampa internazionale.

E ora?
Sicuramente siamo dinanzi a una svolta importante. La proprietà del borgo è recentemente passata in un’unica mano, quella del ricordato Istituto Diocesano Sanminiatese, e si è deciso, in accordo con la proprietà e i comitati cittadini, un processo partecipativo, che coinvolga le varie realtà locali (frazione e parrocchia di Apparita/San Pantaleo; associazioni e cittadini vinciani; gli artisti e le imprese, per finire con le istituzioni del territorio). Lo scopo è di arrivare a un progetto di recupero, possibilmente condiviso, nell’ambito di una valorizzazione e promozione territoriale, che consenta un’integrazione tra progettualità pubblica e privata e l’intercettazione di finanziamenti.

Il primo incontro si è svolto al Circolo dell’Apparita, due mesi fa, con grande partecipazione degli abitanti e parrocchiani. Altrettanta, forse inaspettata nel numero, a Vinci, per quello riservato alle associazioni del Comune e ai cittadini vinciani, nonostante il contemporaneo evento televisivo della finale di Coppa Italia con la Fiorentina. La sala era gremita con i rappresentanti di quasi tutte le associazioni vinciane, grazie anche all’invito della Consulta delle Associazioni.

È stato un momento di discussione importante per una serie di motivi, non soltanto per la conoscenza di questa realtà e della sua potenzialità. Si è parlato infatti dello sviluppo delle attività periferiche locali (Vinci-San Pantaleo, da intendersi come borgo allargato), con la riscoperta delle risorse territoriali, elementi fondamentali per il rafforzamento della comunità locale.
Questo e gli altri incontri – come hanno spiegato dagli organizzatori – vogliono essere una sorta di laboratorio per lo sviluppo di idee (e tante ne sono emerse e altrettante se ne aspettano dagli artisti e imprenditori), di capitale creativo partendo dalla rigenerazione di spazi abbandonati che tornano, attraverso un processo di rigenerazione, a essere nodi relazionali importanti, aperti soprattutto ai giovani. La metodologia prescelta è quella di partire dall’ascolto dal basso, dai cittadini, dalle associazioni, dove soggettività pubbliche e private si inseriscono per creare infrastrutture di una nuova società. “Immaginiamo un luogo per il futuro dei giovani”, è stato detto, e di giovani questa volta erano presenti in diversi, in prima fila quelli del Circolo di Apparita e San Pantaleo.

Il problema di fondo è, e sarà, quello di sapere gestire le attività trasformando i vari interessi emersi nella discussione in impresa, non smettendo, tuttavia, di sognare l’impossibile pur di scommettere sul prossimo futuro. Se da una parte si è insistito per uno sviluppo e una destinazione prettamente sociale, dall’altra è importante la vocazione culturale del luogo. Sono due anime che dovranno convivere per trasformare San Pantaleo in un centro che possa promuovere impresa e uno sviluppo equilibrato e sostenibile dell’intera area della valle del Vincio.
Il prossimo appuntamento è già fissato con gli artisti del territorio. Non mancheranno nuovi sorprendenti contributi. L’ingresso è aperto a tutti.
A settembre, infine, completato il ciclo di incontri, verranno pubblicati i risultati e, si spera, un nuovo e concreto progetto per San Pantaleo.

newsletter

Il Vinciarese ha una newsletter mensile su quello che è successo a Vinci nel suo territorio durante il mese appena trascorso.
La newsletter arriva ogni primo venerdì del mese e racconta tanto altro rispetto a quello che c’è scritto sul Vinciarese.

iscrivendoti alla newsletter acconsenti alla nostra politica di trattamento dei tuoi dati