Il trekking urbano e le nuove proposte turistiche di Vinci

Vi ricordate quando l’ideatrice del trekking urbano venne a Vinci per la Dama di Bacco 2007?

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Il turismo a piedi per la città, conosciuto anche come “trekking urbano”, è una nuova pratica che consente di coniugare il cammino con la scoperta delle bellezze culturali e urbanistiche di una città. Non un vagabondaggio per la città, magari occasionale, ma guidato dalla ricerca delle tracce storiche e artistiche del luogo, forse anche dell’anima, attraverso la visita dei posti più segreti e meno conosciuti.
È anche un modo nuovo per leggere i monumenti che ogni giorno abbiamo sotto gli occhi, che l’abitudine ci distoglie dall’attenzione che meritano. Una cura non soltanto per sostenere il sistema cardiocircolatorio, ma anche per allontanare lo stress quotidiano, con un antidepressivo eccezionale: la ricerca e la lettura storica, paesaggistica e ambientale dei luoghi in cui viviamo.
Si richiedono tuttavia una tempra e una terapia adeguate, la lentezza, la capacità di dirci andiamo piano e guardiamo, o meglio, osserviamo attentamente. Non a caso si parla di turismo lento, che qualcuno nel senso del viaggio definisce uno slow travel, magari attraverso qualche strada bianca di collegamento o una sgambata per la città.

L’elaborazione del progetto del trekking urbano, seppure richiami un antico stile di vita, sarebbe da aggiungere anche una filosofia (festina lente, affrettati lentamente), è tuttavia recente (2003), con un luogo di nascita di eccellenza, a maggiore ragione del suo significato: Siena. L’allora assessore del turismo di Siena sfidò i turisti che affollavano i luoghi scontati dalle tradizionali guide internazionali, concentrati dentro il cuore della città, ad addentrarsi nel fitto sistema di antiche strade, con i vecchi negozi, laboratori, sale d’incontro (le sedi delle contrade) per vivere l’anima del luogo. La sintesi turistica, la concentrazione della visita su di uno dei luoghi, seppure simbolo della città, non aiuta alla lettura, anzi potrebbe essere deleteria per l’immagine vera di una città, soprattutto quando da altri elaborata, senza alcuna ricerca e soprattutto volontà personale. I primi a sorprendersi furono proprio i senesi, che si riappropriarono della storia della loro città (per alcuni aspetti smarrita) ampliando il giro turistico e offrendo nuovi spunti o luoghi di osservazione. Nasce quello che è stato definito il “turismo dell’esperienza”, per la curiosità e la volontà di una donna imprenditrice prestata per un decennio alla politica, Donatella Cinelli Colombini, assessore al turismo del Comune di Siena dal 2001 al 2011. La “signora del Brunello”, com’è conosciuta a livello internazionale, è stata la prima italiana a creare un’azienda vitivinicola di sole donne, vincendo nel 2003 l’Oscar per il migliore produttore del vino (AIS Bibenda), teorica del cosiddetto “turismo del vino” con una serie di pubblicazioni che hanno fatto scuola e cui si deve anche il progetto “Cantine aperte”, nel 2012 Premio Internazionale Vinitaly, dal 2016 Presidente Nazionale delle Donne del Vino.
Un personaggio italiano a tutto tondo – come sottolinea la sua nomina a Cavaliere della Repubblica Italiana – che è stato anche a Vinci, nel pieno del mandato politico, nel giugno 2007 per tenere a battesimo uno dei progetti della Città di Vinci, la nuova “Dama di Bacco” realizzata dall’apposito comitato, partendo dallo studio del 1979 di un artista, Mario Mariotti (oggi conservato al Museo Pecci di Prato), rielaborato con l’aggiunta di  una grande damiera artistica e un gioco con il vino e pedine viventi che fossero rappresentazione della storia delle città, chiamate a sfidarsi sulla dama leonardesca, le città di Leonardo.

Un progetto con un nuovo gioco nell’arte e con l’arte legato al vino, esportabile anche altrove, che prende il nome proprio dalla città di Leonardo, rimasto tuttavia una bella teoria, con una sola edizione (città partecipanti per la cronaca: Vinci, Cerreto Guidi, Carmignano e Montespertoli) di cui oltre a qualche “litigio” paesano che ne decretò la breve vita, restano le foto, i filmati, la traccia di un blog paesano molto frequentato negli scorsi anni, in parte superato – non ce ne vogliano – dall’esperienza dell’Associazione Vinci nel Cuore.
Un omaggio per quell’importante partecipazione della signora Cinelli Colombini è stato comunque fatto da Vinci negli anni successivi, non soltanto per gesto dovuto, ma come riconoscimento di una valida pratica turistica con l’adozione vinciana del progetto del trekking urbano (la patrocinata Dama di Bacco resta ancora un progetto forse troppo grande per il luogo, anche se sono stati un’occasione e un esame per ora soltanto andati male). Fatto sta che nel 2016, la Pro Loco Vinci e l’Istituto superiore “Da Vinci-Fermi” di Empoli, nell’ambito dell’alternanza scuola/lavoro, hanno adottato il trekking urbano come pratica turistica, hanno studiato i percorsi urbani attraverso ricerche all’interno della Biblioteca Leonardiana, tradotti in cinque lingue. Nel 2017, un gruppo di lavoro composto di otto studenti dell’ISS Fermi-Leonardo da Vinci, indirizzo turismo, ha accolto gli studenti del Collège Chaptal, scuola superiore di Amboise, ospiti della città di Vinci, alla scoperta del mondo del lavoro e delle professioni, secondo l’indirizzo di studio frequentato, e infine, per tutti, il trekking urbano nel centro storico, rigorosamente in lingua francese. 

In questa Estate Vinciana 2020, così anomala e particolare, la Pro Loco Vinci ha ripreso il progetto in collaborazione con l’Associazione Vinci nel Cuore sperimentando – nel senso dello spirito e della ricerca originari del trekking urbano – nuovi percorsi urbani a tema, in chiave anche propositiva per il futuro sviluppo turistico della città, grazie ai nuovi studi di storici locali e all’acquisizione di informazioni da archivi privati e familiari, raccolti dall’Archivio Vinci nel Cuore, che permettono di completare l’indagine storica, ma soprattutto di colorare l’anima del luogo, di far vivere agli ospiti il vero spirito “vinciarese”.

Con la prima proposta nasce la “mappa” di un percorso sulle tracce della Vinci quattrocentesca di Leonardo (disegnata da Sebastian Bazzani), risultato di un lavoro di equipe di storici locali (Nicola Baronti, Paolo Santini, Francesco Bellucci, Luca Dal Canto, Alexander Di Bartolo), in parte confluito nel testo del 2019 “Strade e sentieri di Leonardo. Arte e trekking nelle terre del Genio” (Edizioni dell’Acero), che riprendendo vecchi studi di Renzo Cianchi e di Alessandro Vezzosi cercano di immaginarsi come poteva essere l’originario villaggio. L’invito per i turisti è di riscoprire, piano piano, tra molte suggestioni, anche se guidati dai documenti del tempo, le tracce di una Vinci che forse non c’è più seppure, nel gioco del tempo, con l’inconfessata speranza di incrociarsi nello sguardo con il piccolo Leonardo. Non a caso il percorso termina con la “storia del campano”, il cui suono è il naturale anello di congiunzione tra le generazioni di vinciani: in epoche diverse tutti l’hanno ascoltato, portando con sé il senso di appartenenza a un comune territorio di storie e di valori. 

Il secondo percorso è dedicato non tanto al liberty come movimento artistico, ma all’idea di una Vinci liberty di un personaggio che ha fatto la storia non soltanto politica del paese, Alessandro Martelli (1876-1934). È un percorso pensato per la parte bassa del paese, il cosiddetto “Piano della Madonna”, caratterizzato da edifici di fine Ottocento e primo Novecento. Con una serie di colpi di mano il Martelli riesce negli anni Venti del secolo scorso a risolvere alcuni dei progetti incompiuti del paese, avvalendosi della collaborazione di architetti come i Coppedè. Riesce a realizzare, nel massimo della sua esperienza politica, non soltanto il restyling della villa di famiglia, ma anche il Monumento ai caduti con la scuola elementare, il Parco della Rimembranza contiguo al teatro, con un fine molto alto: la storia di un popolo non si perpetua soltanto nei monumenti, ma con la vita e la riproposizione dei valori e dei principi di cui sono espressione, per cui la scuola e il teatro diventano monumenti viventi, perché luoghi deputati alla testimonianza e alla trasmissione dei valori di una comunità.

Infine il terzo percorso è all’interno dell’arte contemporanea, protagonista nella città di Vinci, con interventi di artisti di calibro internazionale (Paladino, Ceroli, Bonanotte, Akamu, Ruggiero e tanti altri) e una domanda che provocatoriamente si pone al turista: qual è il monumento a Leonardo che la Città di Vinci dal 1861 tenta di donare all’illustre concittadino? Un gioco dentro la storia e l’arte contemporanea, non dimenticando gli interventi degli artisti locali (Paladini, Marconcini, Cinelli, per esempio), come le prodromiche tracce di importanti esperienze cittadine, dalle rassegne estemporanee de “La pittura nei campi” degli anni Cinquanta al gemellaggio con gli studenti della Scuola d’Artigianato di Colonia.

Ed è così che il trekking urbano è diventato un modo di raccontare e di raccontarsi della gente del luogo, oltre che un metodo di studio e di ricerca storica che gli ha permesso di espandersi dalla città natale di Siena in tutta Italia. L’esperienza che le associazioni vinciane “sperimentano” in questa estate lo sta dimostrando, con una chiave di lettura senza dubbio prospettica.
La finalità dell’iniziativa non è quella di rivolgere lo sguardo alla ricchezza del passato (magari perché di moda o per puro spirito imitativo di analoghe iniziative di paesi vicini), bensì al futuro turistico del luogo, proponendo agli ospiti e ai visitatori un percorso alternativo al tradizionale “centro vinciano” e ai luoghi deputati al turismo di massa, “mordi e fuggi”.


Nicola Baronti