Leonardo rivive nel presepe di Mario Rossi a San Miniato

Un Leonardo in chiave natalizia, quello che ha preso parte fino al 19 gennaio nel presepe allestito a San Miniato da Mario Rossi.

Pubblichiamo questo articolo di Tamara Morelli, in occasione di due eventi: uno è la chiusura della mostra del presepe raccontato nell’articolo – 19 gennaio 2020 -, l’altro, la presentazione di “Una mimosa per dire… donna. Breve saggio sulla donna nel tempo” (ed. Ibiskos-Ulivieri), che l’autrice ha presentato, sempre domenica 19 gennaio, alla Casa del Popolo di Spicchio.

Molti sono i presepi allestiti nel nostro territorio e dintorni in occasione del Natale, una magia che si ripete ogni anno. Tra tutti, uno è stato davvero particolare: mi riferisco a quello di “Leonardo a San Miniato” dell’artista Mario Rossi, che ha voluto rendere omaggio al Genio di Vinci, a cinquecento anni dalla morte e alla sua visita a San Miniato.

L’ originale presepe, in sintonia con un tema di attualità quale l’omaggio al nostro illustre concittadino per tutto il 2019, allestito all’interno dell’hotel Miravalle, si dispiega con il percorso di vita compiuto dall’artista, da cui traspare, a mio avviso, il suo amore per la conoscenza in genere, ma soprattutto per quanto c’è di misterioso nell’uomo, compresa la sua anima.

Artista, ma anche scienziato,  Leonardo salì sul colle su cui sorge la città di Federico, intuendo come l’antica presenza delle acque del mare fosse dimostrata dalla ricchezza di nichi e ostriche all’interno delle sue mura. L’acqua è stato uno degli elementi oggetto di studio dell’artista e geologo: infatti Rossi riporta una scritta ben visibile sull’acqua che accoglie il visitatore e lo accompagna nella bottega del Verrocchio, in cui il giovane Leonardo pittore dimostrò di possedere più talento del maestro. Proseguendo nel percorso, arriviamo alla Milano di Ludovico il Moro, nella sala di S. Maria delle Grazie e al famoso Cenacolo. Costretto a fuggire da Milano nel 1499 in seguito all’invasione dei francesi, Leonardo vagò tra diverse corti.
Leonardo non si sentì mai abbastanza apprezzato neppure nella sua Firenze. Infatti, l’autore del presepe parla di Leonardo come un “uomo senza patria e senza pace”. Forse l’assenza di pace interiore, viene da pensare, è in una certa misura insita negli artisti dalla mente versatile, sempre pronti a porsi domande e dal desiderio incommensurabile di conoscere il mistero della propria anima. Però Leonardo, forse, portò con sé il grande desiderio dell’amore materno mai goduto, in quanto figlio illegittimo. Il probabile vuoto interiore, da compensare in altro modo, cioè con l’arte, gli avrà procurato inquietudine espressa in quell’incessante attività pittorica e progettuale non portata a termine. Troverà pace alla corte di Francesco I, ad Amboise, dove gli sarà conferito il titolo di primo pittore, architetto e ingegnere del re.

Continuando il percorso all’interno del presepe e passando per lo spazio dedicato a Maria e il Bambino, si intuisce il messaggio inviato da Mario Rossi. Quel bambino potrebbe essere lo stesso Leonardo, a cui è stato negato l’amore materno, quell’Amore con la A maiuscola che è il motore della vita, amore inteso nel significato più esteso: amore per la conoscenza, per la memoria di ciò che è importante a prescindere dal passare del tempo.
«Ogni cosa – dice Leonardo nel suo testamento – ha una parola, anche la più piccola. Sono infinite parole che si conoscono: cose importanti, studiate, ricordi. Tutte queste cose sono la nostra ricchezza accumulata. Sono noi stessi. Un attimo prima ci sono e solo un attimo dopo si muore. Rimane nulla. Forse il ricordo, forse quello, soltanto quello».
Questo è ciò che Mario Rossi ha voluto regalare ai suoi visitatori: un presepe che sapesse trasmettere il ricordo di un uomo e di un artista intramontabile che ha creduto nell’Amore per il sapere.


Tamara Morelli